IL MIGLIO SACRO – IL CIMITERO DELLE FONTANELLE

Napoli – un miglio sacro nella Napoli dei vivi e dei morti.

Napoli. Ormai la considero la mia seconda città. Durante gli ultimi anni ho avuto modo di andarci, tornarci e ritornarci ancora. E ogni volta non mi stanca mai! Sembra impossibile come ogni volta che “scendo” in questa città, riesco a trovare qualcosa di nuovo da fare e da vedere.

Ed è così che l’ultimo fine settimana che sono stata qui ho fatto una cosa poco da giovane, molto da hipster intellettuale e soprattutto da persona mattiniera. Ogni domenica mattina dalle 9:30 c’è un gruppo di ragazzi che vi condurrà nella Napoli dei vivi e dei morti attraverso il Miglio Sacro!

Un percorso imperdibile che si snoda nel rione Sanità, da sempre uno dei quartieri più difficili di Napoli. È il quartiere a più alta densità ed intensità umana. Brulica di vita vera! La fede ha sempre ricoperto un ruolo fondamentale in questa zona, come testimonia l’alto numero di chiese. Questo percorso è un vero e proprio riscatto del quartiere!

Il percorso si snoda nell’antica valle dei Morti, sede di necropoli scavate fuori le mura, nel cimitero delle Fontanelle, le catacombe di San Gennaro e quelle di san Gaudioso.

Il Miglio Sacro – Dove inizia il percorso

Il ritrovo è alle 9:30 a Capodimonte. Si parte dalla Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio, per scendere su un viale a sinistra ed arrivare alle Catacombe di San Gennaro. Ci tengo a spendere una parola per i giovani ragazzi della “Paranza”: sono loro gli artefici di questo percorso che, come essi stessi ci tengono a precisare, restituisce la città ai napoletani prima che ai turisti. Un percorso che riscatta questo quartiere e ne valorizza la sua storia millenaria. Un percorso che allontana la paura e incontra l’umanità.

Il Miglio Sacro – le catacombe di San Gennaro

Si inizia subito scendendo nelle catacombe di San Gennaro. Questo nucleo conserva una rara decorazione che mostra la transizione tra la cultura classica e pagana a quella cristiana. Della serie “non si sono inventati niente”: Adamo ed Eva ricordano le figure di Venere e Marte, i simboli pagani sono stati usati con nuovo significato e tramutati in cristiani. Questo si sapeva dipingere, questo si conosceva e quindi questo era quello che veniva rappresentato.

Coprendo un’area di circa 5600 metri quadrati scavati nel tufo della collina di Capodimonte, le catacombe ospitano circa 2000 loculi e 500 arcosoli. Disposte su due livelli non sovrapposti, presentano due chicche davvero sorprendenti: la cripta dei vescovi e, soprattutto, la basilica maior, una basilica sotterranea! Il nucleo originario risale a un lungo periodo tra la fine del II e gli inizi del III secolo. Questo poi venne ampliato con il “vestibolo inferiore”, aprendosi agli ambulacri della catacomba inferiore secondo uno schema di scavo ampio ed orizzontale.

IL MIGLIO SACRO – LE CATACOMBE DI SAN GENNARO IL MIGLIO SACRO – LE CATACOMBE DI SAN GENNARO

 

 

 

IL MIGLIO SACRO – LE CATACOMBE DI SAN GENNARO

Il Miglio Sacro – la tomba del santo

Il nucleo originario di catacombe era costituito dalla tomba di una famiglia romana ceduta poi ai cristiani. Dopo la deposizione del corpo di San Agrippino nel IV secolo, primo patrono di Napoli, furono poi ingrandite. Al piano inferiore si visita la basilica ipogea dedicata al santo e dove ancora oggi viene celebrata messa.

Le catacombe acquisirono importanza proprio nel quarto secolo, quando qui venne trasferito il corpo di San Gennaro. Infatti molti pellegrini e fedeli venivano qui a pregare il santo più famoso ed il patrono della città invocato tre volte l’anno per compiere o’ miracolo.

È una vera esperienza che porta fuori dal tempo. Un’atmosfera quasi spettrale con la sua aria umida, la luce bassa e quel velo di mistero.

IL MIGLIO SACRO – LE CATACOMBE DI SAN GENNARO IL MIGLIO SACRO – LE CATACOMBE DI SAN GENNARO

Il miglio Sacro – Basilica di San Gennaro

Si continua poi attraverso la Basilica di San Gennaro extra moenia. Assurdo pensare che fino a pochi anni fa era usata dalla ASL come magazzino per l’antistante Ospedale di San Gennaro dei Poveri. Oggi ospita opere di arte moderna ed è usata per attività ricreative che unisco la popolazione del quartiere. Soffermatevi mentre uscite sul cortile dell’Ospedale di San Gennaro dei Poveri a guardare gli affreschi. Qui ce n’è uno che raffigura San Gennaro mentre ferma l’esplosione del Vesuvio. Capite ora perché è il patrono della città?

IL MIGLIO SACRO – BASILICA DI SAN GENNARO IL MIGLIO SACRO – BASILICA DI SAN GENNARO

Il miglio sacro – Piazza della Sanità

Sicuramente per affrontare questo percorso servono scarpe comode. La passeggiata si snoda ora tra via San Gennaro dei Poveri e Via San Vincenzo, fino ad arrivare a Piazza della Sanità. Riconoscibile dal famoso ponte costruito all’inizio dell’ottocento per collegare in maniera rapida la reggia di Capodimonte alla città.

Il miglio Sacro – la chiesa di Santa Maria della Sanità

Qui la visita prosegue verso la chiesa di Santa Maria della Sanità, che si apre sulla piazza centrale del rione e ne è il vero e proprio centro vitale. Questa sarà la chiesa più bella che avrete mai visto in vita vostra. Non potrete non essere colpiti dalla sua straordinaria scalinata e quel suo misto di correnti tra classiche e barocche che le regala un fascino unico. Nata per devozione alla Madonna, conserva in una delle sue cappelle un affresco risalente al V-VI secolo: è la più antica raffigurazione della Madonna a Napoli.

IL MIGLIO SACRO – LA CHIESA DI SANTA MARIA DELLA SANITÀ IL MIGLIO SACRO – LA CHIESA DI SANTA MARIA DELLA SANITÀ

Nota anche come chiesa di San Vincenzo per il culto di cui è oggetto la statua di San Vincenzo Ferrer, detto O’ Munacone. La statua è considerata miracolosa dalla gente della Sanità perché, quando nel 1836 scoppiò un’epidemia di colera, il busto fu portato in processione e il contagio miracolosamente cessò. 

Il miglio Sacro – le catacombe di San Gaudioso

Ma la chiesa di Santa Maria della Sanità nasconde nel suo cuore un vero tesoro: le catacombe di San Gaudioso. Queste sono il secondo cimitero paleocristiano più importante di Napoli. Qui si visitano due sezioni molto diverse tra loro. Il primo nucleo risale al quarto ed al quinto secolo e si avvicina alla tradizione delle catacombe cristiane fatte di loculi, ascosoli, cubicoli e cappelle. Il secondo nucleo risale al seicento, quando le catacombe riprendono la loro funzione principale, ovvero di cimitero sotterrano della nobiltà o della buona società napoletana. Tra queste due fasi un lungo periodo di abbandono a causa delle frane che sommersero la zona.

IL MIGLIO SACRO – LE CATACOMBE DI SAN GAUDIOSO

Il miglio Sacro – il corridoio degli scheletri

Ma analizziamo la seconda sezione, quella che vi lascerà a bocca spalancata. Qui si distende un ampio ambulacro sotterraneo di trenta metri. Cappelle, cubicoli laterali e una galleria di teschi e scheletri di aristocratici ed ecclesiastici. Vi darà il benvenuto una grande morte, uno scheletro con ai piedi una clessidra. Un libro, uno scettro e una corona, i simboli del tempo, della cultura e del potere. Anzi, si dice che Totò, originario del Rione Sanità, era un frequentatore delle catacombe e si è ispirato proprio a questo affresco per la poesia “A’ livella”. Di fianco, l’unico scheletro composto di ossa alla parete. Ma ad uno sguardo più attento noterete che non ha sembianze di un corpo umano. Che sia quindi un protettore? L’incertezza è dovuta al fatto che la sua scoperta è molto recente e quindi ancora in fase di studio e analisi.

IL MIGLIO SACRO – LE CATACOMBE DI SAN GAUDIOSO IL MIGLIO SACRO – LE CATACOMBE DI SAN GAUDIOSO

Lungo i fianchi della galleria mortuaria creata dai domenicani, le sepolture dei defunti. Gli scheletri sono incassati nelle pareti dell’ambulacro mentre i teschi sono in evidenza. La figura veniva completata da un affresco accompagnato da didascalie e cronologie, a raccontare le opere compiute in vita dal defunto e il suo status sociale. Dei teschi incassati nei muri è rimasta solo la calotta cranica, in quanto la parte anteriore si è deteriorata per via dell’umidità. Il fatto che molte di queste calotte craniche siano palesemente più piccole di quelle di un uomo d’oggi viene attribuito alla migliore alimentazione e maggiore salute in generale degli individui.

IL MIGLIO SACRO – LE CATACOMBE DI SAN GAUDIOSO IL MIGLIO SACRO – LE CATACOMBE DI SAN GAUDIOSO

Il miglio Sacro – le cantarelle

Nel seicento venne inoltre aperto un ambiente destinato alla scolatura e alla realizzazione dei condotti o cantarelle. Sedili scavati nel tufo con un vasto fondo su cui venivano adagiati i cadaveri a disseccare prima di essere deposti in un ossario comune o in una tomba privata. Con questo processo i corpi andavano a perdere i loro liquidi. Da qui deriva una celebre imprecazione napoletana “Puozze sculà!”, cioè “Che tu possa scolare”. Questo macabro compito era affidato ad una figura chiamato “schiattamuorto” che aveva il compito di porrei i cadaveri a scolare e di praticare dei fori per favorirne il processo di disseccamento evitando il ristagno dei gas nel corpo, preparando le ossa per l’inumazione nei loculi. Un luogo simile lo avrete visto anche a Ischia se siete stati in visita al Castello Aragonese.

IL MIGLIO SACRO – LE CATACOMBE DI SAN GAUDIOSO

IL MIGLIO SACRO – LE CATACOMBE DI SAN GAUDIOSO

Il miglio Sacro – la storia del santo

Ma chi è San Gaudioso? Gaudioso “l’Africano” fu vescovo di Abitine, in Tunisia. Dopo l’invasione dei Vandali non volle convertirsi all’arianesimo. Per questo il re Genserico lo imbarcò su una nave senza vele né remi insieme ad altri esuli cristiani. Grazie alla protezione divina la barca arrivò miracolosamente a Napoli. Gaudioso si stabilì sulla collina di Capodimonte e vi costruì un monastero. Alla sua morte fu sepolto tra il 451 e il 453 dopo Cristo nella valle della Sanità, l’area cimiteriale extra moenia di Napoli, e il luogo della sua sepoltura diventò ben presto oggetto di culto. Il centro ideale della catacomba è il sepolcro del santo. L’arcosolio è un cubicolo interamente rivestito di loculi secondo la tradizione di addensare le sepolture attorno ad un santo o un martire a scopo propiziatorio.

Il miglio Sacro – il Cimitero delle Fontanelle

E se le catacombe fino ad ora vi hanno incantato deve ancora arrivare il meglio: il Cimitero delle Fontanelle. Siamo sotto la collina di Materdei: qui si trovano delle enormi cave di tufo che hanno fornito fino al 1600 il materiale di costruzione della città.

Nel 1656 la peste colpì Napoli e causò la morte di trecentomila persone, e le cave iniziarono ad essere usate come luogo di sepoltura fino all’epidemia di colera nel 1836. Un gigantesco ossario, cumuli di teschi, barricate di ossa riposte ordinatamente lungo le pareti scavate nella roccia. Vi aspetta uno scenario a dir poco surreale. Alcuni teschi sono chiusi in teche, altri in umili scatole da scarpe. E ancora fotografie, sigarette, biglietti del bus e dello stadio, caramelle, monete e bracciali intorno ai teschi.

IL MIGLIO SACRO – IL CIMITERO DELLE FONTANELLE

IL MIGLIO SACRO – IL CIMITERO DELLE FONTANELLE

 

Il miglio Sacro – il culto delle anime pezzentelle

Qui si pratica il culto delle anime pezzentelle. Questo culto nasce alla fine dell’ottocento, quando padre Gaetano Barbati prese il compito di disporre con ordine le migliaia di ossa anonime. Nacque allora l’usanza di adottare un teschio dall’ossario, pulirlo e riporlo in teche a seconda delle possibilità economiche dell’adottante, per ottenere in cambio una grazia, protezione. In breve tempo l’usanza divenne un culto pagano. Si poteva chiedere di tutto al proprio teschio: i numeri del lotto, trovare marito, lavoro, salute. Anzi: se il cranio prescelto non esaudiva la richiesta, si poteva sostituirlo con un protettore più efficace. Ma i gesti che vedete oggi, una sigaretta in bocca o un braccialetto, non sono scherzi di cattivo gusto: c’è ancora chi pratica questo rito.

IL MIGLIO SACRO – IL CULTO DELLE ANIME PEZZENTELLE IL MIGLIO SACRO – IL CULTO DELLE ANIME PEZZENTELLE

Il miglio Sacro – a’ capa che suda

Proprio qui non potevano mancare terrificanti leggende. Come non parlare di Donna Concetta. I più scettici diranno che è l’umidità di un luogo sotterraneo, che le vecchie vengono a lucidarla per alimentare la leggenda. In realtà è il sudore delle anime del purgatorio. “A’ capa che suda”, così si chiama questo teschio posto in una teca di legno. È l’unico non ricoperto di polvere e terra, ma ben lucido. Per i credenti è l’acqua purificatrice, emanata dall’aldilà e dovuta alla fatica e alle sofferenze delle anime del purgatorio. Secondo la tradizione, se si tocca il teschio di Donna Concetta si può chiedere una grazia. Se la propria mano si bagna, allora la grazia è soddisfatta. Se invece il teschio non suda è un brutto presagio: l’anima sta soffrendo e non può concedere la grazia. Nello specifico, questo cranio è un vero e proprio talismano della fertilità: aiuta le donne devote a restare incinte.

IL MIGLIO SACRO – A’ CAPA CHE SUDA

Il miglio Sacro – il Capitano

Ma questo non è l’unico cranio legato ad una leggenda, siamo pur sempre in una città dove sacro e profano si fondono insieme a fede e scaramanzia. Il teschio del Capitano è posto in una teca di vetro e ha un’orbita nera. Si narra di una giovane donna solita recarsi in preghiera al capitano. Il promesso sposo, interrogandosi del perché di tanta fede e profondamente geloso, decise di accompagnarla per vedere il teschio. Giunto nel luogo infilò un bastione nella cavità dell’occhio del cranio e prendendolo in giro lo invitò a presentarsi il giorno delle sue nozze. Quel giorno tra gli ospiti giunse uno sconosciuto indossando una divisa. Avvicinandosi allo sposo aprì la giacca a mostrare che non era fatto di carne, ma di ossa. Dallo spavento i due sposi morirono. C’è chi giura che le ossa dei novelli sposi siano conservate sotto la statua di Gaetano Barbati.

Altra leggenda che lega questo teschio narra di un donnaiolo di cattiva reputazione, un camorrista probabilmente, che portava le ragazze qui per fare l’amore (che romantico!). Una volta, sentita la voce del capitano che lo intimava di fermarsi, il giovane facendosi beffe di lui lo invitò al giorno delle sue nozze sfidandolo a duello. La vendetta non si fece attendere ed il morto offeso interruppe il ricevimento di nozze mostrando a tutti la sua vera identità. Prese poi i due novelli sposi per mano bruciando i loro corpi e provocando loro la morte.

Il miglio Sacro – Palazzo San Felice

A questo punto il percorso è quasi giunto al termine. Mancano solo due perle architettoniche nascoste nel rione. Ci si ferma prima al Palazzo Sanfelice, un vero e proprio ricordo del passato nobile e glorioso di questo quartiere. Ferdinando Sanfelice, nobile architetto napoletano, si trasferì qui con tutta la famiglia abbandonando l’aria cattiva ed il caos del centro di Napoli.

IL MIGLIO SACRO – PALAZZO SAN FELICE IL MIGLIO SACRO – PALAZZO SAN FELICE

Il miglio Sacro – “Sanità” di nome e di fatto

Qui merita aprire una parentesi. A cosa deve il nome il rione Sanità? Un tempo questo posto era noto per la qualità salubre dell’aria e per le sue guarigioni quasi miracolose. Non sono leggende queste. La composizione del sottosuolo, per maggior parte tufo come abbiamo visto, e la presenza di queste antiche sepolture pulivano l’aria da tossine influenzando in modo positivo la salute dei suoi cittadini.

Fu questo che spinse l’architetto a spostarsi qui. Acquistò allora un palazzo antico fatiscente che decise di ampliare e abbellire lasciando inalterato l’antica struttura. Con i suoi archi e affreschi, e il maestoso cortile, il palazzo ha fatto da sfondo a film storici su Napoli, come “Le quattro giornate di Napoli” di Nanni Loy, per citarne uno.

IL MIGLIO SACRO – “SANITÀ” DI NOME E DI FATTO

IL MIGLIO SACRO – “SANITÀ” DI NOME E DI FATTO
Il miglio Sacro – palazzo dello Spagnolo

Ancora più ipnotico e sorprendete è il palazzo dello Spagnuolo. Costruito nel 1738 per volontà di Nicola Moscati, è attributo a Ferdinando Sanfelice e tuttavia non ci sono documenti a testimoniarlo. Secondo molti la scala frontale e i cinque varchi su tre piani sono i suoi segni di fabbrica. A quel tempo il marchese ricevette, in dote dalla moglie, la figlia del barone d’Albanella, due palazzi vicini. Per avere una dimora più sfarzosa e imponente decise di unire i due edifici. La caratteristica principale dello Spagnuolo è una monumentale scala a doppia rampa, definita ad “ali di falco”. La scala presenta cinque aperture per piano che, ad eccezione dell’ultimo, si sviluppano simmetricamente. L’interno e l’esterno sono ornati con decorazioni a stucco in stile rococò.

IL MIGLIO SACRO – PALAZZO DELLO SPAGNOLO

IL MIGLIO SACRO – PALAZZO DELLO SPAGNOLO
Il miglio Sacro – Borgo delle Vergini

Questi ultimi due edifici sono la testimonianza della stratificazione culturale e artistica della città di Napoli. Sono i simboli del Borgo delle Vergini. Qui nei secoli si sono accumulati metri di terra e materiale roccioso a causa di veri e propri torrenti e lave, causati da acqua che copiosamente scendeva dalla collina. Il borgo venne allora costruito su antichi reperti, diventando il simbolo del barocco napoletano. Nobili e patrizi appena fuori le mura della città iniziarono a costruire dimore e quindi chiese. Con la costruzione della reggia di Capodimonte questa zona divenne la via di passaggio tra i due palazzi reali. Il quartiere arrivò al massimo splendore fino alla costruzione del ponte della Sanità, portando anche a situazioni di forte degrado.

IL MIGLIO SACRO – “SANITÀ” DI NOME E DI FATTO

IL MIGLIO SACRO – “SANITÀ” DI NOME E DI FATTO

Il miglio Sacro – la porta di San Gennaro

Il percorso si chiude con la porta di San Gennaro. La più antica di Napoli, che nel 1573 venne spostata da dietro la chiesa del Gesù in via Foria, non lontano da Piazza Cavour, per volere di Don Pedro de Toledo. Questa porta custodisce un prezioso tesoro: un dipinto di Mattia Preti. Arrivato nel capoluogo campano dopo aver assassinato un uomo a Roma, per riscattarsi acconsentì a dipingere tutte le porte della città. L’unica opera salvata è proprio quella della porta di San Gennaro: una madonna con Gesù bambino. Ai lati vi sono San Gennaro, con la fiala di sangue in mano, e san Francesco. In basso, una donna piena di piaghe vestita di cenci che si morde. È la rappresentazione allegorica delle peste.

Un giro che dura ben cinque ore, che vi farà conoscere una Napoli nascosta e misteriosa. Tante leggende, curiosità, per conoscere un rione capace di richiamare migliaia di turisti e dare ai locali un lavoro e un futuro. Ah, giusto per non farsi mancare niente, dopo la passeggiata pizza da Concettina ai Tre santi o Starita e nuvoletta da Poppella!

 

 

 

 

 

Tutte le foto sono state realizzate con fotocamera Sony α7 II e obbiettivo Vario-Tessar® T* FE 24-70 mm F4 ZA OSS

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