Trentino una vista

Trentino – storie di valori e di gente di montagna

Ogni volta che si parla di Trentino, il mio cuore batte più forte.
Queste montagne raccolgono tanti ricordi della mia infanzia. Negli anni ho avuto l’occasione di tornarci più volte, scoprendone nuove attività e meraviglie incastonate nelle Alpi Italiane, tra il Lago di Garda e le Dolomiti.

In questo ultimo viaggio ho avuto l’occasione di scoprire la primavera in Trentino, per ammirare il risveglio della natura. È stato però un viaggio diverso dal solito, ideato non solo per scoprire le attività che si possono svolgere, ma fatto per conoscere le persone che vivono questi luoghi. Un viaggio per imparare il significato di vivere in montagna, la determinazione, l’essenza, l’equilibrio uomo-natura ed il rispetto e la consapevolezza per la montagna. 

indice:
La val di non
SCOPRIRE L’ESSENZA CON MADDALENA E ADELE
ANGELA E LA SUA STORIA DI RESPIRO
LE DOLOMITI PAGANELLA
NICOLLE, UNA STORIA DI DETERMINAZIONE
LA FALESIA DIMENTICATA
STORIE DI INCLUSIVITÀ
LA VALLE DEI MOCHENI
UNA PASSEGGIATA CON PAOLA
L’IMPEGNO DELLA SAT NEL VOLONTARIATO E ASSOCIAZIONISMO
LE VOCI DEL CORO DELLA SAT
CONSAPEVOLEZZA E RISPETTO IN MONTAGNA
LA FERRATA COLODRI
Trentino – La Val di Non

Prima tappa di questo viaggio è stata la Val di Non, territorio conosciuto per la produzione delle mele. Circondata da tre lati di montagne molto diverse tra loro: ad ovest le mitiche Dolomiti di Brenta, a nord le verdissime Maddalene e ad est la dorsale del Roen, la Val di Non è caratterizzata da pendii dolci, costellati da affluenti, paesini e castelli che spuntano tra i boschi e le montagne.

Durante la primavera i pendii, coltivati a mele, sbocciano in uno stupendo color rosa tenue dei fiori del melo. Stupenda per la sua natura, la Val di Non è un territorio da scoprire, anche per le tracce di storia antica, tanti sono i musei, il bellissimo castello di Thun e il suggestivo santuario di San Romedio, sono solo alcuni dei punti di importanza culturale.

Il primo tema affrontato, è stato quello dell’essenza. Ti sei mai chiesto quale è la tua essenza? Io penso che la mia essenza sia la scoperta, è quello che lega la mia passione per i viaggi e per la fotografia. 

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Trentino – Scoprire l’essenza con Maddalena e Adele

La protagonista di questa prima storia è Maddalena, di origine trentina, che ha vissuto in tanti luoghi del mondo: Canada, Spagna, Grecia, Belgio lavorando in grandi multinazionali. Una vita frenetica, di quelle dove si perde il conto degli aerei presi, tra riunioni e fugaci ritorni a casa. Il Covid ha costretto tutti a mettere in pausa la nostra vita, e Maddalena, tornata tra le sue montagne per alcuni mesi, ha rimesso in discussione la sua.

Da lavorare in una multinazionale, è diventata “ responsabile delle capre ” in una malga vicina a dove aveva deciso di passare quei mesi a contatto con la natura e la sua essenza. Strappa un sorriso pensare che ha addirittura smarrito una capra, per fortuna è una storia a lieto fine.

E adesso? Adesso Maddalena ha un sogno, quello di ispirare le persone a vivere una vita più autentica, ripartendo dalla natura. È la fondatrice di Alm Botanicals, che produce oli viso e bevande botaniche a base di piante di montagne. Accanto a lei Adele, botanica, che ha vissuto una vita completamente diversa da quella di Maddalena, basti pensare che le volte che è uscita dal Trentino si contano su una mano.

Insieme a queste due splendide donne, in una passeggiata in un giorno piovoso, ho scoperto le proprietà delle piante, imparando quali sono commestibili, e quali no. Per esempio non sapevo che si potesse fare un pesto con i germogli del larici, e usare i suoi frutti per fare delle caramelle. Oppure che la Mentha Piperita aiuta a combattere il mal di testa, che la calendula è un perfetto antinfiammatorio e che, quando faccio fatica a dormire, devo prendere una tisana di melissa e camomilla.

SCOPRIRE L’ESSENZA CON MADDALENA E ADELE

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Trentino – Angela e la sua storia di respiro

La seconda protagonista è Angela, la sua essenza è il respiro. Anche Angela ha ritrovato la sua essenza in questi ultimi anni, abitava a Bangkok e si occupava di alta moda. Una vita divisa tra lavoro di ufficio e la gestione dei social, ma sarà qui, in Thailandia, che conoscerà ed inizierà ad esplorare la spiritualità dello Yoga.
Anche per lei il momento della decisione di dare una svolta nella sua vita, è avvenuto in concomitanza con il Covid, quando ha continuato a esplorare la pratica dello yoga, avvicinandosi anche a quella della respirazione, viaggiando tra la Thailandia e l’India. 

Grazie alle conoscenze sull’uso dei social network, e all’incoraggiamento di amiche e parenti, con le quali condivideva le sue conoscenze, per alleviare lo stress e la tensione, accumulato durante i giorni della pandemia, Angela ha iniziato a condividere con la sua community sessioni di respirazione.

ANGELA E LA SUA STORIA DI RESPIRO

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Trentino – le Dolomiti Paganella

Il viaggio alla scoperta del Trentino, prosegue verso le Dolomiti Paganella. L’altopiano della Paganella, si adagia tra l’omonimo monte, che si affaccia sulla valle dell’Adige, e le spettacolari Dolomiti del Brenta. Luogo ideale per tutti coloro che amano l’attività sportiva a contatto con la natura. Qui è possibile non solo fare trekking, ma sono il luogo ideale per tutti gli amanti dell’arrampicata. Il valore che andremo ad affrontare è la determinazione e la montagna accessibile, dove capiremo che i limiti te li imponi tu e non altre persone, con forza di volontà si può fare tutto quello che vogliamo.

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Trentino – Nicolle, una storia di determinazione

Ed è proprio alle pendici della Falesia dimenticata che ho conosciuto la nuova protagonista di questa storia: Nicolle. Nei primi istanti del nostro incontro, non capivo perché fosse la protagonista del tema “determinazione”. Mi avevano colpito il suo sorriso, la sua bellezza, quella luce che aveva negli occhi, mentre parlava con gli amici. 

Figlia di proprietari di una macelleria, alla sola età di 4 anni ha perso la mano destra in un incidente, tanto tragico quanto banale, perché quando si è bambini non si è coscienti del pericolo di alcuni macchinari. Nel tentativo, insieme al fratello, di rimuovere un pezzetto di carne, rimasto bloccato nel tritacarne, mentre giocavano a realizzare un hamburger, ha ingenuamente messo la mano con il macchinario acceso.

Il suo racconto è quasi disarmante, mi colpisce la leggerezza con la quale ne parla, una leggerezza di chi non si è mai sentita “difettosa” o diversa, anzi è lei stessa che racconta di come amici e parenti non l’abbiano mai fatta sentire “senza una mano”. Almeno fino all’adolescenza. Conosciamo tutti la difficoltà di quell’età, l’accettazione dei nostri corpi che cambiano, l’imbarazzo dei primi amori e non per ultimo, la definizione del nostro carattere, in un periodo in cui ci si trova circondati da tante persone nuove, con le quali si deve cercare di creare un legame. Non è difficile, allora, immaginare come quel periodo sia stato ben più difficile per Nicolle, e di come, sebbene fino a poco prima non se ne vergognasse, abbia iniziato a nascondere il suo handicap.

Nicolle è una ragazza piena di vita, energica, il suo sogno era di continuare il percorso di studi in una scuola, il liceo sportivo, che l’avrebbe aiutata a diventare una maestra di sci. Per iscriversi, era però indispensabile arrampicare, nulla è valsa la sua determinazione, davanti a quella che, per la scuola, era una menomazione troppo grande, che le avrebbe impedito di scalare le pareti di una montagna.

Una ragazza così energica non si lascia certo scoraggiare, e Nicolle ha reindirizzato la sua passione e la sua strada nella scuola di lingua. Si dice che gli amici sono la famiglia che ti scegli, e Nicolle ha scelto davvero bene, perchè è grazie a loro che si è avvicinata al mondo dell’arrampicata con un semplice “vieni con noi, prova, vedi quello che riesci a fare”.

Per questo oggi siamo davanti a questa parete con Nicolle e Simone, guida alpina fondatore Sportfund Onlus, perché la montagna sia accessibile a tutti. È Simone che parla di come sta portando avanti questo progetto, per aiutare persone con disabilità, fisiche e psichiche, a combattere il pregiudizio, e ad andare oltre le proprie difficoltà. 

Davanti ad una falesia però si deve passare dalle parole ai fatti, arrivare a dimostrare le proprie capacità e capisco che essere protagonista, davanti ad un gruppo di persone con telefoni e macchine fotografiche in mano, pronti a scattare foto e girare video, possa essere intimidente. Ma a Nicolle basta sfiorare la roccia, iniziare ad intrecciare le corde di sicurezza, per dimenticarsi delle telecamere, e trovare il suo elemento naturale. Vederla arrampicare è emozione pura, non è mai scontata l’adrenalina che ti regala vedere una persona superare i suoi limiti. Sebbene mentre la vedevo agganciare un moschettone alla volta, mettere un piede dopo l’altro, trovare l’appiglio migliore, ed arrampicarsi con talmente tanta facilità, da farmi pensare “ah ma è facile, allora ci riesco anche io”, nella mia testa iniziavano ad intrecciarsi pensieri ed emozioni, perchè so che questa ragazza sarà per me un ricordo da custodire gelosamente nel mio cuore, una fonte di ispirazione, quando io sarò davanti alla mia montagna metaforica che avrò paura di scalare.

Le risate riverberano nella valle, poi tocca a me arrampicarmi, quindi moschettoni, scarpette ed elmetto. Ela mia prima arrampicata in montagna e le gambe lunghe mi hanno aiutato. Riesco nell’impresa, vivo questa sfida e divento la versione più sportiva di me stessa, come succede sempre in montagna, ma mi manca l’eleganza e la sicurezza di Nicolle. D’altronde lei è una professionista.

 NICOLLE, UNA STORIA DI DETERMINAZIONE

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Trentino – La falesia dimenticata

Anche questa falesia racconta, a modo suo una storia di determinazione. Storica parete di arrampicata, venne abbandonata nel 1991, per poi essere recentemente riacquistata da ASD Dolomiti Open e, grazie ad una operazione di crowfunding, è stata completamente ripulita e richiodata.
Questo è il luogo ideale per iniziare a muovere i primi passi in questa disciplina sportiva. Cosa la rende unica è l’impegno di Dolomiti Open, in collaborazione con Sportfund Fondazione, che hanno creato una sport Onlus per predisporre un settore dedicato all’arrampicata per tutti, dove anche i climbers con disabilità, potranno trovare un luogo, ed un gruppo di esperti, che gli insegnerà a muovere i primi passi nelle tecniche dell’arrampicata in sicurezza.

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Trentino – Storie di inclusività

Quello che ho imparato è che la filosofia, non solo di questo territorio, ma anche dei climbers è molto inclusiva. In generale chi è accomunato dalla stessa passione, dallo sport, è molto rispettoso dell’ambiente circostante e di chi lo vive.
Curiosa è la storia di Patty ed Andrea, una coppia di sposi, proprietari di una piccola azienda agricola, inizialmente nata per sostentare la famiglia, e sviluppatasi grazie al supporto trovato in questa valle. Per non sprecare l’eccesso che la natura produceva, hanno iniziato a portare, in appositi spazi, cestini con frutta e verdura fresca, le persone, in autonomia, le acquistano e lasciano i soldi. Non nascondo che il primo pensiero che ho avuto, è stato rivolto verso la comunità della mia città, chissà se sarebbe così onesta da lasciare l’esatto importo di denaro. Si scopre invece che qui, gli unici approfittatori, erano gli animaletti che vivono tra questi alberi, che adesso restano a bocca asciutta grazie ad apposite precauzioni. La loro piccola impresa è talmente cresciuta, che adesso collaborano con una piccola azienda che lavora i loro prodotti, seguendo minuziosamente le loro ricette per creare salse, marmellate, verdure sott’olio.

Filosofia che hanno abbracciato anche Alice e Leonardo del Bar Torcel di San Lorendo in Dorsino, un piccolo ristorante che si trova alle pendici della falesia. I loro prodotti sono una scoperta verso l’economia circolare e la cucina km0, il panino di punta è dedicato a questa falesia, ed è vegetariano, perchè la maggior parte dei climber segue una dieta vegetariana o vegana.
Alice ci racconta di come si sentono profondamente legati a questa comunità, e questo luogo, perchè è grazie a loro che il ristorante esiste e si è sviluppato. Un circolo di amore, e di supporto, al quale loro contribuiscono, non solo rifocillando sportivi affamati, ma partecipando attivamente all’operazione di crowdfunding, ogni volta che viene attivato, per mantenere, o addirittura ampliare, questa falesia.

TRENTINO – STORIE DI INCLUSIVITÀ

 STORIE DI INCLUSIVITÀ

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Trentino – La valle dei Mocheni

La Valsugana, si trova incastonata nel verde delle Alpi, famosa per i suoi laghi e la valle dei Mocheni, ed è proprio di quest’ultima, della quale andremo alla scoperta. La Valle dei Mocheni si trova nel cuore della catena montuose del Lagorai, un piccolo fazzoletto di terra di origine tedesca. Viene chiamata anche valle incantata, per il magnifico scenario naturale, caratterizzato da rigogliosi prati, boschi, e dal panorama mozzafiato, che si può ammirare dalle cime. 

La valle dei Mocheni si contraddistingue per la cultura e le tradizioni dei suoi abitanti, una minoranza tedesca trasferitasi in questi luoghi nel Medioevo, attirata dalle miniere di oro, pirite e quarzo.
Sono numerosi i luoghi che ripercorrono gli insediamenti di questa minoranza, come una miniera, varie baite e masi, una abitazione risalente al 1400 e anche un mulino ad acqua. Nella valle dei mocheni si parla il mocheno, una minoranza linguistica come il ladino ed il cimbro.

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Trentino – una passeggiata con Paola

Paola è una dottoressa forestale e accompagnatrice di territorio. Una fiorentina, ormai trentina, che con energia, ed un sorriso contagioso, insegna a rispettare la natura, raccontando di come piante e animali del bosco vivono in simbiosi.
Come i licheni, indicatori biologici di inquinamento ambientale, esempio di matrimonio di convivenza: l’alga ottiene acqua e sostegno, mentre il fungo ha la possibilità di fare la fotosintesi. 

Passeggiando con Paola si parla anche dell’equilibrio uomo-natura. Nel 2018 le valli del Trentino furono colpite dalla tempesta Vaia: raffiche di scirocco alle quali seguirono folate del maestrale, con una velocità di circa 200 chilometri orari. Solo nel Trentino, si stima, che vennero distrutti più di 42.000 ettari di bosco. Ancora oggi il territorio è profondamente segnato da questa tempesta distruttiva, solo gli alberi con le radici più in profondità sono sopravvissuti. É un dolore immenso vedere queste valli con solo qualche albero spelacchiato, che spunta qua e là, dove sotto ci sono ancora i tronchi divelti.
In questo momento si sta attuando una politica di ripiantumazione, che permetterà di accelerare di circa 50 anni, il naturale processo di autorigenerazione del bosco.

Questa tempesta ha avuto un forte impatto anche socio economico sulla popolazione, basti pensare che il valore del legno è calato drasticamente, perdendo anche 1/5 del suo potere di acquisto, dovuto all’eccesso di legna. Sono episodi come questo che ci devono far riflettere sui cambiamenti climatici, sul nostro impatto come singoli individui, spronandoci ad avere sempre una maggiore attenzione nei gesti di tutti i giorni.

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Trentino – L’impegno della SAT nel volontariato e associazionismo 

Qui la domanda sorge spontanea, “chi si prende cura delle montagne?”
La SAT, Società degli Alpinisti Tridentini, che, da oltre 150 anni, opera nella provincia autonoma di Trento, e si occupa di portare la gente in montagna, avvicinandola al territorio, manutentando sentieri e ferrate per oltre 5000km, gestendo bivacchi e rifugi, e di conseguenza contribuisce allo sviluppo socio economico del territorio.
La montagna va tutelata, rispettata e vissuta in maniera responsabile. Per questo la SAT, non solo organizza corsi di alpinismo, visite guidate, ma ha la missione di avvicinare i ragazzi più giovani, per insegnare loro i valori del territorio. Non solo, anche loro si impegnano anche per rendere la montagna più accessibile a persone con disabilità fisiche e psichiche.

 L’IMPEGNO DELLA SAT NEL VOLONTARIATO E ASSOCIAZIONISMO

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Trentino – le voci del coro della SAT

Questa giornata, dedicata al volontariato e all’associazionismo, non poteva concludersi senza il coro della SAT. Alla fine della Prima Guerra Mondiale, il Trentino, si era svegliato in forte crisi di identità, da austriaco era diventato Italiano, inoltre le montagne si erano svuotate di persone, una intera generazione di uomini era partita al fronte per la guerra, e la maggior parte non tornò più a casa. La montagna era stata praticamente abbandonata, e ci sono voluti anni prima che fosse nuovamente frequentata e scalata.
La storia del coro inizia nel 1926, quando un gruppo di giovani ricomincia a cantare recuperando la tradizione delle canzoni alpine popolari, legata spesso alle tematiche di guerra, dando inizio alla formazione del coro. Oggi, il coro della SAT, è fortemente tutelato e la loro fama è internazionale, cantano infatti in tutto il mondo.

LE VOCI DEL CORO DELLA SAT

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Trentino  consapevolezza e rispetto in montagna

Il Trentino è sicuramente la meta perfetta per tutti coloro che amano l’attività fisica, all’aperto e a contatto con la natura. Lo sport, può diventare l’occasione perfetta per imparare qualcosa di nuovo, per parlare di consapevolezza e rispetto in montagna. Chi meglio del soccorso alpino, può portare un contributo significativo di questo argomento?

Nasce grazie allo spirito di solidarietà della gente di montagna, ma si sviluppa in modo organizzato solo in tempi moderni, per venire in contro alla crescita del turismo. Questo anno il soccorso alpino e speleologico trentino compie 70 anni, ed ancora oggi la passione e la tenacia dei tanti volontari, sono il cuore pulsante di questo lavoro di soccorso. Durante questi 70 anni lo spirito di solidarietà, dei soccorritori e delle soccorritrici, è immutato, quello che certamente è cambiato sono i mezzi e le tecniche di soccorso, grazie all’evoluzione dei materiali.

CONSAPEVOLEZZA E RISPETTO IN MONTAGNA

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Trentino – La ferrata Colodri

L’ultima zona del Trentino, protagonista di questa storia, si trova nella zona del Garda, caratterizzato da un clima temperato, una vegetazione mediterranea che incornicia il lago e la bellezza delle montagne sullo sfondo.
Ci troviamo poco distanti dalla valle di Ledro, qui il vento è protagonista ed il Lago di Garda è infatti la meta ideale per tutti gli appassionati di vela e di windsurf. Le possibilità di vacanza attiva sono tantissime: trekking, piste ciclabili, free climbing e le ferrate, stupende palestre per l’arrampicata libera. Ed è proprio in questa ultima attività che mi sono cimentata, lungo un percorso lungo circa due ore, molto facile adatto a chi è alle prime esperienze. La parete est del Monte Colodri ospita la Ferrata Colodri, una delle più classiche del Trentino, che con i suoi strapiombi, offre un panorama unico sulla valle del Sacra.

La ferrata è una attività che si svolge in totale sicurezza, basta avere l’apposita imbracatura, i moschettoni, il caschetto, le scarpe da trekking e si è pronti a partire. Si deve seguire un percorso attrezzato con cavi metallici, staffe, scalette che facilitano l’accesso alla vetta. La regola di sicurezza principale, oltre al consiglio di evitare passi lunghi, meglio piccoli e brevi, è quello di avere i moschettoni sempre agganciati in successione, quando si deve superare il chiodo di passaggio, si può staccare il secondo moschettone, solo quando il primo è in sicurezza. Ci saranno dei passaggi dove questa avvertenza sembrerà eccessiva, ma è proprio insieme al soccorso alpino che si capisce quanto i gesti più banali, più semplici, possano diventare quelli che più ci mettono in pericolo.

Vivere la montagna, rispettando le regole, non vuol dire viverla con minore intensità, o viverla in modo più noioso. Soprattutto se pensiamo che i soccorritori sono dei volontari, ci dobbiamo rendere conto che questo gesto non è solo per la nostra sicurezza, ma anche per il rispetto di chi, in caso di necessità, mette in pericolo la propria vita per salvare la nostra. Sia che ci troviamo lungo un trekking, una ferrata, al lago, a sciare non ci dobbiamo dimenticare del buon senso.

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La montagna è magia, è un territorio che regala emozioni e che può essere vissuto in ogni momento dell’anno. Questo viaggio oltre esperienze sportive e paesaggi incredibili, mi ha lasciato l’insegnamento di tutte le persone che rendono il Trentino speciale. Superare i propri limiti, mettersi in gioco, non aver paura di affrontare cambiamenti e cambiare a nostra volta, in tutti questi casi il contatto con la natura può aiutare il nostro spirito. 

La natura, un argomento di cui negli ultimi anni si parla molto, dobbiamo impegnarci ogni giorno a rispettarla e a modificare il nostro comportamento, evitando lo spreco di acqua e cibo, facendo la raccolta differenziata, diminuendo il più possibile l’uso di plastica.

Perché? perché quando si viene in Trentino, la natura ci mostra la sua bellezza, la sua forza, la sua fragilità. 

In collaborazione con Visit Trentino

 

Tutte le foto sono state realizzate con fotocamera Sony α7IV

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